Scommetto che ti sarà capitato di decidere di smettere di fumare, dimagrire o anche dimenticare una persona che ti ha fatto soffrire o una situazione spiacevole… e non ci sei riuscito.

Succede molto spesso e a tutti prima o poi, non c’è nulla di strano.

E più ti sforzi di farlo, più energie ci metti, più forza di volontà impieghi e meno risultati ottieni… ti sei mai chiesto il perché?

Il motivo si trova spesso nell’inconscio, nella parte che bypassa il nostro pensiero consapevole e che si trova nella nostra coscienza profonda.

Quando decidiamo consapevolmente di ottenere qualcosa dobbiamo fare i conti con la nostra programmazione profonda; se ciò che ci siamo prefissi è in contrasto con quanto risiede nel nostro inconscio, inconsapevolmente attiviamo una forza uguale e contraria a quella che mettiamo nel raggiungere il risultato.

Per assurdo, la forza di volontà in questo caso sembra giocare a nostro sfavore!

Nella parte della nostra mente più intima, risiedono i valori e le convinzioni, le nostre strutture di pensiero che fin dall’infanzia ci siamo costruiti, consapevolmente o no, per affrontare la vita.

Alcune sono funzionali a ciò che vogliamo, altre no; è per questo che facciamo così tanta fatica a volte a raggiungere i nostri scopi.

Ad esempio, se decidiamo di smettere di fumare e l’essere un fumatore è parte integrante della nostra identità di individuo, l’inconscio si muoverà con una forza di segno contrario a ciò che vogliamo, per non permetterci di cambiare una parte di ciò che siamo.

Infatti chi smette di fumare senza fatica, ha probabilmente (e spesso inconsapevolmente) fatto una riprogrammazione profonda di quella parte della propria identità riferita all’essere fumatore, riscrivendone il significato in “non fumatore”.

Lo stesso vale per chi si mette a dieta; il processo è spesso faticoso e i risultati raggiunti, quando ci sono, vengono vanificati velocemente dalla ripresa delle vecchie abitudini alimentari.

Questa dinamica è anche chiamata “legge dello sforzo inverso”; più vuoi qualcosa e più ti allontani dal risultato.

Il SAR

C’è anche un altro fattore da considerare e cioè la focalizzazione del pensiero.

Quando pensiamo intensamente qualcosa, il nostro cervello accende una particolare rete neurale chiamata S.A.R., acronimo di Sistema di Attivazione Reticolare, che focalizza la nostra attenzione su ciò che stiamo pensando o desiderando, facendoci vedere tutte le opportunità che la realtà ci mette a disposizione in quel momento per raggiungere il nostro scopo.

Ad esempio, questo è ciò che succede normalmente quando scegliamo la macchina nuova da comprare e da quel momento iniziamo a vedere in giro quasi solo quel modello di auto; cos’è successo? Credere che da quel giorno tutti abbiano comprato la stessa macchina è poco realistico, non ti pare?

Più verosimilmente si è attivato il nostro SAR; prima non facevamo caso a quel modello semplicemente perché non ci interessava, ma dopo vediamo solo quello!

Questo meccanismo di attenzione funziona a meraviglia… nel bene e nel male. Si tratta di un sistema neutro che non riconosce cosa va bene e cosa non va bene per noi.

Va da sé che se pensiamo sempre in negativo, al peggio e a quello che può succedere di brutto, il nostro SAR lavorerà per portarci verso proprio ciò che stiamo immaginando.

La potenza del pensiero positivo è proprio questa; se ciò che immaginiamo è quello che vogliamo (e non ciò che vogliamo evitare), il SAR si attiverà per facilitarci la strada verso i nostri desideri.

Le parole tra noi e noi

Infine, anche le parole che usiamo nel dialogo con noi stessi sono determinanti se vogliamo ottenere qualcosa. Per cultura, educazione e condizionamenti sociali, usiamo spessissimo verbi come “devo”, “bisogna che”, “non posso” ecc.

Questi verbi bloccano inconsciamente il passaggio all’azione, che è lo step fondamentale nel raggiungimento dei risultati; usare il verbo “devo” per stimolare noi stessi a fare qualcosa, come potete comprendere, non è proprio il massimo della motivazione…

Allora usiamo parole come “io voglio”, “io posso farlo”, “sono in grado di”, “ho tutte le capacità per riuscire”, il nostro inconscio ringrazia e la mente cognitiva anche!

Evitiamo di usare parole come NO e NON; il cervello codifica il NO come uno stop, un blocco; non codifica il NON (es. non pensare a un elefante, implica necessariamente che mi venga in mente un elefante). Genera un muro, un contrasto, inducendo un senso di ostilità e chiusura. È un errore ad esempio utilizzare con l’atleta il “non preoccuparti”, “non pensarci” (riferendosi a un problema) prima di una gara.

 

Questi sono dei piccoli consigli che vogliamo condividere con te, per saperne di più ti aspettiamo ai nostri corsi!

Il prossimo seminario breve “Gestione delle emozioni tra business e vita privata”, si terrà a Firenze il 30 Gennaio.

Sono rimasti ancora pochi posti, affrettati a confermare la partecipazione!

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